In molti hanno scritto e raccontato della solitudine, e molti protagonisti delle nostre letture preferite hanno descritto questo affascinante ma insidioso sentimento. Secondo me, nessuno però è riuscito a descrivere e raccontare tale condizione come ha fatto Schultz nell’immaginare Linus nel campo delle zucche, la notte di Halloween, ad aspettare che il Grande Cocomero si alzi in cielo e dispensi regali ai bambini buoni. Nei Peanuts lo sfortunato e mai vincente è Charlie Brown, vittima degli scherzi e degli sfoghi degli amici, incompiuto è il suo amore per la ragazzina dai capelli rossi, Snoopy, il suo cane, spesso non ricorda il suo nome, eppure è Linus che se la deve vedere con il buio della notte, il freddo del tempo e come dice lui in una vignetta “con il più pungente freddo delle persone che ti deridono”. Linus richiede a se stesso una ferma forza di volontà con un rigore che non può lasciare spazio a tentennamenti, pena l’uscire fuori dalle grazie del Grande Cocomero. La sua solitudine la vive ragionando sul senso di ciò che sta facendo, tra se o con qualche interlocutore di passaggio, mentre tutti gli altri sono in giro a divertirsi facendo dolcetto e scherzetto. Il suo è un enorme atto di fede, quasi un rito religioso, ma che a conti fatti non è elemento importante in ciò che viene narrato. Linus è amato da tutti, le sue insicurezze lo caratterizzano e danno profondità e simpatia al personaggio, è il protagonista affascinante, e forse proprio per questo è il più adatto alla sfida all’indifferenza, al giudizio e allo scherno altrui. Il più idoneo a passare attraverso i meandri della solitudine, riempita spesso dei propri pensieri. Aspettare una ricompensa, e mettersi da soli alla prova se ne si è degni, è prova definire quanto sia solida la consapevolezza di se stessi, dei propri desideri e di quanto si è capaci di spingersi a fare sacrifici per raggiungerli.

Quanti di noi si sentono soli come Charlie Brown, quando sul monte di lancio del campetto di baseball, affronta rassegnato e inconsolabile l’ennesima sconfitta, e quanti vivono la solitudine come Linus, incrollabile nella fermezza e granitico nella tenacia, che incurante di tutto procede nella sua direzione?

Questo è un periodo dove la solitudine sta riscrivendo la sua definizione, dove i contorni della socialità e lo stare insieme sono mutevoli e sempre meno accoglienti.

Bisognerebbe riflettere su quali sono i sacrifici giusti da affrontare, quale lo spirito con cui restare con se stessi, e con quali argomenti e ragionamenti farsi compagnia.

Fermo restando che nessuno, nessuno di noi, sarà mai solo come Linus nel campo delle zucche la notte di Halloween mentre aspetta il grande cocomero.

Anche perché Dio, non ha certo l’ironia di Schultz.


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